Sanificazione

 

Che cosa è l’inquinamento microbiologico ambientale?

Cosa può provocare all’uomo?

Perché è tanto importante prevenirlo?

Queste sono domande che in un primo momento possono sembrare banali, ma alle quali non è possibile rispondere senza conoscere l’identità del microrganismo che lo causano.

L’inquinamento microbiologico deriva dalla presenza nell’aria, nell’acqua e nel suolo di entità microbiologiche (microrganismi), che in condizioni favorevoli di temperatura, pH, presenza di acqua e sporco, sono in grado di riprodursi.

Ma perché questo è un problema? I microrganismi sono tra loro molto diversi e possono provocare malattie più o meno dannose all’organismo umano. Il fattore allarmante, (sottolineato anche dalla legge 626/94 art. 75 che; classifica gli agenti biologici in gruppi diversi a seconda della gravità della malattia che possono provocare all’uomo) è che il problema è in continua espansione perché gli ambienti che favoriscono la crescita di queste entità microscopiche sono ogni giorno più numerosi.

I microrganismi, infatti, sono presenti naturalmente nell’ambiente esterno ma le particelle (particolato) presenti nell’aria delle zone confinate possono essere veicolo di microrganismi (patogeni e non) e quindi causa di patologie di vario tipo e gravità.

Risulta fondamentale conoscere lo stato di salubrità degli ambienti indoor, soprattutto quando si è di fronte ad ambienti condizionati o comunque alimentati con aria trattata.

In questi casi, infatti, l’aria viene forzata attraverso filtri, condutture, batterie di refrigerazione o riscaldamento che costituiscono un ambiente adatto alla proliferazione dei microrganismi: ciò si verifica principalmente a causa di una non idonea manutenzione e per il ristagno di acque di condensa sulle superfici interne dei condotti. L’aria dove è maggiore il rischio di contaminazione è, quindi, quella degli ambienti chiusi dove l’elevata carica batterica può essere provocata da:
• Alta frequentazione degli ambienti;
• Insufficienti sistemi di aerazione;
• Accumuli di sporco nascosti;
• Sistemi di aria condizionata impuri;
• Ambiente esterno;
• Tubazioni, serbatoi e temperatura dell’acqua inadeguate

 

La pulizia dei filtri non è solo insufficiente, ma peggiora la situazione, in quanto aumentiamo lo spargimento di batteri nell’aria.

II sistema di lavoro della ditta Tecno Service s.n.c. si svolge principalmente sulla pulizia e sanificazione della batteria refrigerante, vaschetta raccogli condensa-ventilatore e filtri per l’eliminazione di batteri, funghi, muffe, virus.

 

Gli impianti di condizionamento sono utili solo se perfettamente funzionanti; se consideriamo un intervento di manutenzione non coerente e sufficentemente mirato, potrebbe essere conseguenza di malattìe polmonari come la LEGIONELLA.

La manutenzione degli impianti dì condizionamento (Split, Fan-Coìls) garantisce oltre al rispetto del DPR 626/94 art 75 (Igiene dei luoghi di lavoro) e 626/94 paragrafo n. 8 lina salubrità negli, impiantì di lavoro ed una diminuzione dì assenze dal lavoro da parte dei dipendenti a causa di malattie dell’apparato respiratorio. La ditta TECNO SERVICE snc si prefigge il compito di controllare costantemente il buono stato dei componenti refrigeranti con le adeguate pulizie e sanificazioni degli stessi usando dei prodotti che rispettano le normative di sicurezza perché certificati ISO 9002 e dal presidio medico chirurgico.

Grazie alla possibilità di rinfrescare l’aria – eliminando gran parte dell’umidità, principale responsabile del disagio- gli impianti di condizionamento rendono più sopportabile lavorare di giorno e riposare di notte. Attenzione però: ammalarsi a causa dell’aria condizionata è più facile di quanto si possa immaginare e i disturbi possono essere lievi, come il raffreddore, ma anche di una certa entità, soprattutto negli ambienti di lavoro. Nonostante ciò, l’ aria condizionata attira sempre di più gli italiani, che lo scorso anno hanno speso quasi duemila miliardi per stare al fresco, con un tasso di crescita del settore del 26 per cento, molto più alto rispetto alla media europea (pari al 10 per cento).